Lo studente universitario medio lo sanno tutti, si sente costantemente sotto pressione.
Chi studia cinese, come narra la leggenda, è conteso tra i due fuochi dello stress universitario e dell’entusiasmo di partire. La paura di partire. I fuochi hanno raggiunto quota tre, comincia a bruciare.
Viviamo nell’epoca dei contenuti rapidi che si sfogliano scorrendo con il dito, si dice che leggiamo pochi libri, che siamo poco informati sulla geopolitica, che siamo superficialmente egocentrici e alla ricerca di approvazioni digitali.
Però andate a studiare cinese e sperate in un futuro radioso. Volete avere successo e pensate che il futuro sia lontano, che ci sia tanto tempo per arrivarci. Così continuate a studiare accumulando triennali, magistrali, master, specializzazioni e arrivate a 32 anni con un curriculum in bianco e le tasche piene di teoria.
Lascerò la ramanzina ad altri momenti, perché a quanto mi dite questo è il momento dell’incoraggiamento. Mi scrivete tutti la stessa cosa. Dalla Ca’ Foscari di Venezia all’Orientale di Napoli, dall’Università di Firenze a quella di Sassari, passando per Bologna, Milano, Urbino, Macerata, Catania e Palermo.
E me lo dite con accenti diversi e mille giri di parole, ma alle mie orecchie è sempre la stessa cosa: “HO PAURA”.
Allora questo è davvero il momento in cui per un attimo lascio sul tavolo la mia penna rossa e vi do una pacca sulla spalla. Vi dico che lo so, che abbiamo tutti avuto paura durante gli studi.
Paura di non riuscire, quell’esame che proprio non si supera vi sta bloccando e andrete fuori corso se continua così; paura di non essere all’altezza, non vi sentite pronti per il mondo del lavoro pieno di squali anche se siete usciti con 110 alla laurea; paura di partire perché va bene l’entusiasmo ma all’ignoto non ci si abitua mai; paura che in questo benedetto futuro non sarete persone di successo.
Lascatemi dire una cosa sul successo: è qualcosa che ci rende soddisfatti quando ci guardiamo indietro. Il successo è quella sensazione di appagamento per gli sforzi fatti, è quella faccia compiaciuta che abbiamo guardandoci allo specchio quando pensiamo che tutti quei sacrifici adesso sono ripagati. Il successo arriva quando capiamo che anche quella volta che abbiamo preso 18 perché invece che studiare siamo usciti a divertirci non è stata poi la fine del mondo. E questo vale per tutte le cose della vita: è vero che nessuno ti regala niente e bisogna sudarsi tutto ragazzi, ma è anche vero che mollare la presa ogni tanto farà di noi adulti sereni e non solo macchine da guerra sforna-fatturato. Il successo non ha niente a che fare con gli altri, ma solo con noi stessi.
Questo esame di cinese è uno scoglio, la lingua cinese stessa è difficile, ci sembra chenon la padroneggeremo mai.
-Oggi voglio dirvi anche che nonostante il mondo sia un po’ sottosopra, c’è un concetto molto antico che è ancora valido: volere è potere. Non è immediato, non sempre è semplice, non è detto che non serva aiuto per arrivarci. Ma se vogliamo qualcosa prima o poi ce la prediamo.
-Oggi non vi darò nessuna lezione, non vi parlerò delle curiosità della Cina, non vi esorterò ad impegnarvi.
-Oggi vi farò solo una domanda: CHE COSA VOLETE?
Non prendetevela se vi metto davanti a voi stessi con una domanda così intima. D’altra parte questo non è il solito blog sulla Cina.







